ARTE.IT MOSTRE

 ARTE.IT MOSTRE
  • Oltre l’apparenza. Un racconto nella pittura di Luigi Pellanda. 30 anni di iperrealismo

    Il Museo Villa Bassi Rathgeb, ad Abano Terme, annuncia che dal 28 agosto al 7 novembre 2021 accoglierà la più vasta e importante antologica di Luigi Pellanda. La mostra, curata dal coordinatore del Museo, Chiara Marangoni, è congiuntamente promossa dall’Assessorato alla Cultura della Città di Abano Terme e da CoopCulture.Chiara Marangoni ha selezionato per questa rilevante esposizione circa 70 opere del maestro bassanese, affiancandole ad una attentissima scelta di sue incisioni e fotografie. A esplicitare, sia pure in modo parziale, la complessità e la ricchezza delle espressioni artistiche di Pellanda.Luigi Pellanda è etichettato come “pittore iperrealista” ma mai, come nel suo caso, l’etichetta mostra chiari limiti.Certo le sue nature morte colpiscono per la perfezione nella rappresentazione, per il realismo con cui pennella immagini di fiori, frutta e vegetali.Ma, se appena si avverte la necessità di andare oltre la prima apparenza, l’affinaggio fa trasparire la complessità che sottende “ciò che appare”.Pellanda è giunto alla pittura attraverso un percorso vario complesso. Cominciando da un laboratorio di ceramica, misurandosi nel silenzio dove il fuoco calcina le proprie emozioni in forme tridimensionali. Poi la folgorazione per l’incisione, pronuba la conoscenza dell’opera incisoria di Giovanni Barbisan. La passione per la musica che continua ad accompagnarlo lungo il suo cammino sin dagli inizi, mai abbandonata e attualmente condivisa accompagnando gli esordi musicali di una delle sue tre figlie. Poi la scelta di misurarsi con la nuova passione artistica – la fotografia- agendo in via diretta, senza intermediari. Lavorando dall’idea alla sua realizzazione in un laboratorio da lui stesso creato. Intanto percorre le terre del Brenta alla ricerca delle forme in cui si esprime la natura: fiori, alberi, animali. Individuato un soggetto, non si limita a catturarlo nell’immagine ma lo indaga, con infiniti scatti, per catturare quell’attimo magico, il momento di grazia rappresentato dal perfetto equilibrio armonico tra oggetto, ambiente e luce.Inevitabile il passaggio ulteriore: quello alla pittura.Che in Pellanda, è sintesi alchemica di tutto quanto è andato maturando.Ogni sua tela risente della ricerca dell’equilibrio di luce e atmosfere; la medesima che affinava nelle sue pazienti ricerche in fotografia. Ha la sostanza e la tridimensionalità delle forme ceramiche, le sottolineature dei segni grafici e, soprattutto o forse prima di tutto, l’armonia che deriva dalla sua passione musicale. Di lui la critica ha sottolineato il legame con la pittura di Caravaggio, per il sapiente gioco di luci e ombre. E’ stato avvicinato anche a Pieter Bruegel, per la composizione e la capacità di rendere vivo, reale la natura morta, facendo affiorare ciò che essa rappresenta.Assonanze e richiami certamente corretti, che tuttavia appaiono limitanti rispetto alla potenza di una personalità e di una storia come quelle di Pellanda.Non è un caso se le sue opere, esposte anche alla Biennale del 2011, siano oggi presente in fondamentali collezioni dei cinque Continenti. Nella sua pittura, i grandi collezionisti hanno apprezzato precisi echi della tradizione della maggiore arte europea, rivissuta, reinterpretata, rivitalizzata da un umo che è immerso nell’oggi, un mago della pittura che interiormente intinge il suo pennello nella musica, nella ceramica, nella fotografia e nell’incisione.  Un artista che ha raggiunto l’amalgamazione che porta alla vera opera.

  • Fede Galizia. Amazzone nella pittura

    Quando anche le donne si misero a dipingere, o meglio venne loro riconosciuto il diritto di farlo, Fede Galizia fu tra le prime a ottenere riconoscimento e successo internazionali. Accanto a lei, tra Cinque e Seicento protagoniste al femminile della pittura furono poche altre: Sofonisba Anguissola e Artemisia Gentileschi, innanzitutto, che sono state e sono al centro di parecchie esposizioni, anche in virtù delle loro vite avventurose.Apparentemente schiva e riservata, Fede ottenne commissioni di norma affidate solo agli uomini. A Milano, dove il padre Nunzio era arrivato dal Trentino, fino alla corte praghese dell’imperatore Rodolfo II.E, quasi a confermare il suo “non protagonismo”, solo ora il mondo del’arte le riserva una mostra monografica. A curarla sono Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, insegnanti dell’Università statale di Milano, e a promuoverla e proporla (dal4 luglio al 25 ottobre 2020) è il Castello del Buonconsiglio, a Trento, terra d’origine della famiglia di Fede.Dopo un lungo oblio, Fede Galizia ha da qualche decennio riconquistato il credito internazionale che l’aveva circondata in vita. Come conferma il prezzo di quasi due milioni di euro ottenuto a una recente asta newyorchese da una delle sue magnifiche Nature morte.Sono proprio queste piccole, preziose, rappresentazioni di fiori e frutta ad essere oggi principalmente accostate al suo nome. Ma, come evidenzierà la mostra trentina, Fede ha affrontato anche soggetti che hanno affascinato molte artiste (ed artisti): in primis la rappresentazione di Giuditta che, imperturbabile, esibisce, su un vassoio, la testa decapitata di Oloferne.Ragazza prodigio, si cimentò con questo tema più volte. Le sue Giuditte, nelle vesti e nelle sofisticate capigliature, ricordano come Fede abbia esordito da miniaturista e creatrice di gioielli e abiti, nella bottega del padre Nunzio.L’attività della Galizia è documentata a Milano, a partire almeno dal 1587, e la sua vita si svolge lì in prevalenza fino alla morte, avvenuta dopo la Grande Peste del 1630.Il trasferimento da Trento a Milano deve essere avvenuto sulla scorta del padre Nunzio, artista pure lui, impegnato nel mondo del commercio dei ventagli e in quello della cartografia: gli spetta infatti una, precoce e dettagliata, veduta incisa di Milano, che risale al 1578.Come affermano i curatori della mostra: “Fede – un nome programmatico per l’Europa della Controriforma – ottiene un successo straordinario tra i committenti dell’epoca, tanto che opere sue raggiungono, prima del 1593, tramite la mediazione di Giuseppe Arcimboldi, la corte imperiale di Rodolfo II d’Asburgo.Gli studi novecenteschi, prevalentemente italiani ma non solo, hanno dato particolare risalto all’attività di Fede come autrice di nature morte, alle origini di questo fortunato genere. Sembra giunto il momento di ripensare nel suo complesso il profilo dell’artista, che fu autrice di ritratti e pale d’altare, destinati a sedi tutt’altro che locali (Napoli, per esempio). A tutt’oggi non esiste un repertorio completo delle numerose testimonianze letterarie che celebrano, in versi e in prosa, le doti di Fede Galizia, da intrecciare con un completo regesto documentario, che sarà approntato per l’occasione.La mostra aspira a rispondere, tramite la presentazione delle opere e adeguati confronti, alla domanda: perché Fede Galizia piaceva tanto? Quali sono le ragioni del suo successo nell’epoca in cui visse? Quanto ha pesato in questo il suo essere donna? Come cambia la valutazione di un’opera d’arte tra il lungo crepuscolo del Rinascimento e il mondo di oggi?”.

  • Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni

    Celebre soprattutto per i suoi cicli di dipinti narrativi e religiosi, Vittore Carpaccio (1460/66 – 1525/26) rappresenta la grandezza e lo splendore di Venezia trasportando le storie sacre nella vita quotidiana, in scenari ricchi di dettagli, unendo l’osservazione della scena urbana al poetico e al fantastico. Oggetto di un rinato interesse della storiografia, anche grazie a recenti scoperte, attribuzioni e restauri, Carpaccio non è più stato oggetto di un’esposizione monografica dal 1963, dalla storica mostra di Palazzo Ducale. L’esposizione è costruita in co-produzione con The National Gallery di Washington e traccerà, in termini sia tematici che cronologici, lo sviluppo della pittura carpaccesca  da una prospettiva aggiornata, attraverso i cicli religiosi e i dipinti di genere e un consistente nucleo di disegni, rivelatori della sua fervida immaginazione, del rigore della sua tecnica e del suo interesse per la natura, la prospettiva e gli effetti della luce. Con importanti prestiti da collezioni museali europee e statunitensi e da collezioni private, nel capitolo veneziano l’esposizione ricostruirà il percorso dell’artista dalla giovinezza alla maturità artistica, ricomponendo cicli narrativi oggi dispersi e rimandando a itinerari cittadini per quelli presenti in laguna; nel suo seguito di Washington, prima esposizione americana per Carpaccio, verranno eccezionalmente proposte opere commissionate dalle confraternite, conservate a Venezia e presentate dopo recentissimi restauri rivelatori.

  • Milano Jewelry Week 2021

    La seconda edizione di Milano Jewelry Week, settimana milanese interamente dedicata al mondo del gioiello, si terrà dal 3 al 6 giugno 2021. La manifestazione che si configura come un hub di un “jewelry network” qualificato e concreto, era originariamente stata prevista per ottobre 2020, ma l’emergenza sanitaria che ha interessato oltre al nostro Paese il mondo intero ha portato, con profondo senso di responsabilità, alla decisione del posticipo. Milano Jewelry Week 2021 interesserà atelier di alta gioielleria, laboratori di arte orafa, accademie, gallerie d’arte, artisti di gioiello contemporaneo, boutique di moda e showroom di design, ponendosi l’obiettivo di incrementare, rispetto all’edizione 2019, del 70% il numero degli eventi. La manifestazione intende inoltre rafforzare ulteriormente il proprio legame con la città di Milano attraverso il coinvolgimento di svariate attività commerciali situate sul territorio che esporranno le creazioni di artisti e gallerie provenienti da tutto il mondo all’interno di differenti percorsi tematici quali il gioiello contemporaneo, d’autore, d’artista, prezioso e il bijou. Riconferma inoltre la propria presenza nel palinsesto di Milano Jewelry Week Artistar Jewels che, con la partecipazione di oltre 150 artisti internazionali, nel 2021 vedrà la sua ottava edizione. Enzo Carbone – il Founder di Prodes Italia, la società che ha ideato e che gestirà tutta l’organizzazione della manifestazione, afferma: “Con Milano Jewelry Week, il mio obiettivo è stato quello di creare un happening per tutti gli esperti del settore, che allo stesso tempo facesse scoprire questo affascinante mondo anche a un pubblico più ampio. Il successo scaturito da Artistar Jewels ci ha dato modo di intercettare l’esigenza di dare il giusto risalto al gioiello contemporaneo, in fortissima espansione negli ultimi anni, vedendo in Milano la città perfetta ad accogliere avanguardia e nuove tendenze continuando a valorizzare la tradizione. La prima edizione di Milano Jewelry Week a ottobre 2019 ha dato forza alle nostre convinzioni: circa 40.000 visitatori da tutto il mondo hanno potuto ammirare le creazioni di 350 artisti esposte in più di 60 location e hanno inoltre avuto la possibilità di partecipare a 116 eventi diversi. Purtroppo l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando non permette di organizzare una manifestazione tanto articolata e dal DNA cosmopolita nell’autunno del 2020, come originariamente pianificato, in completa sicurezza. Le nuove date di giugno 2021 sono quindi state scelte con molta attenzione identificando il periodo dell’anno più adatto – anche climaticamente – per non sovrapporsi ad altre manifestazioni ed eventi di settore in Italia e nel mondo”.La promozione e il calendario di eventi proposti in occasione di Milano Jewelry Week 2021 non è rimandata al prossimo anno, anzi, Prodes Italia lancerà nell’autunno 2020 un nuovo progetto editoriale che metterà in relazione i produttori con le realtà commerciali di tutto il mondo. A ottobre sarà pubblicato un inserto speciale dedicato alle eccellenze del settore, all’interno della rivista bilingue l’Orafo Italiano che sarà inviato direttamente ai principali buyer per mostrare loro un’anteprima dei brand che potranno poi ammirare dal vivo a giugno 2021.About MJWL’ideazione, la gestione della comunicazione e il coordinamento degli eventi di Milano Jewelry Week sono a cura del Gruppo Prodes Italia in collaborazione con L’Orafo Italiano. Prodes Italia  opera in tutto il mondo nei settori dell’alta gioielleria, del design, dell’arte e dei vini e ideatore dei progetti Promotedesign.it, Din – Design In, Design For, Artistarjewels.com, Treneed.com, Bestwinestars.com oltre che responsabile della comunicazione e il coordinamento degli eventi di Lambrate Design District dal 2018. L’Orafo italiano è la più autorevole rivista del settore orafo. Da oltre settant’anni rappresenta per operatori e appassionati uno strumento fondamentale per aggiornarsi e un punto di riferimento culturale. Oggi affiancano la rivista sito web, newsletter e canali social. Alla sua prima edizione,a ottobre 2019, Milano Jewelry Week è stata in grado di accogliere circa 40.000 visitatori da tutto il mondo che hanno potuto ammirare le creazioni di 350 artisti esposte in più di 60 location, tra cui atelier di alta gioielleria, laboratori di arte orafa, accademie, scuole, gallerie d’arte, boutique di moda e showroom di design nel centro della città. 116 eventi hanno animato un calendario che non si è limitato a coinvolgere gli operatori come normalmente accade con le più tradizionali manifestazioni del settore, ma ha permesso a tutti gli amanti del Bello e del fatto a mano di avvicinarsi all’affascinante mondo della gioielleria. Mostre collettive e personali, esposizioni di gallerie e scuole internazionali, workshop, performance, temporary shop e serate di premiazione hanno infatti dato interpretazioni multi sfaccettate alla storia e alla tecnica dell’arte orafa dimostrandone l’atemporalità e, quindi, contemporaneità.Alcuni dei partecipanti a Milano Jewelry Week 2019: Assamblage – National Contemporary Jewelry Association (Romania), Didier Ltd (U.K.), Faust Cardinali (Francia), futuroRemoto Gioielli by Gianni De Benedittis (Italia), Galdus (Milano), Galeria Alice Floriano (Brasile), Hard to Find (Messico), IED – Istituto Europeo di Design (Milano), Nicolas Estrada (Spagna), Schmuckgalerie Silbermann (Germania), Scuola Orafa Ambrosiana (Milano).

  • La giusta distanza. Il Veneto del Cinema. Fotografie di scena dal 2000 al 2019

    “La giusta distanza” – mostra a cura di Marco Segato e Massimo Calabria Matarweh– propone dal 17 aprile al 20 giugno 2021, presso il Museo Villa Bassi Rathgeb ad Abano Terme, una novantina di foto di scena di film, documentari, cortometraggi e dirette televisive, tutti girati in Veneto: un caleidoscopio di immagini e storie che mette a fuoco il paesaggio fisico, culturale e umano che ha caratterizzato il racconto di questo territorio negli ultimi due decenni.Molti sono stati i registi che in questo lasso di tempo hanno ambientato le loro storie nel territorio tra le Dolomiti e il Delta del Po. Dai maestri come Liliana Cavani (Il gioco di Ripley) ed Ermanno Olmi (Torneranno i prati), passando per gli autori più giovani come Silvio Soldini (Pane e tulipani), Matteo Garrone (Primo amore), Paolo Sorrentino (Le conseguenze dell’amore) fino ad arrivare ai registi veneti quali Carlo Mazzacurati (La lingua del Santo, La giusta distanza,  La sedia della felicità), Andrea Segre (Io sono Li, L’ordine delle cose), Marco Segato (La pelle dell’orso) e Alessandro Rossetto (Piccola patria, Effetto domino).Molti anche i fotografi riconosciuti presenti alla mostra come Chicco De Luigi, Sergio Variale, Fabrizio Di Giulio, Monica Bulaj, Philippe Antonello e con loro i padovani Giovanni Umicini, storico collaboratore di Carlo Mazzacurati, Massimo Calabria Matarweh e Simone Falso, entrambi attivi con Jolefilm.Tre le sezioni che compongono la mostra: Paesaggi con figure, che accoglie le foto dei lungometraggi di fiction, Il cinema del reale, sezione dedicata al cinema documentario e Gli album della Jole, un omaggio in occasione dei vent’anni di attività della casa di produzione padovana Jolefilm.La mostra è un progetto dell’associazione Cinerama, ed è stata realizzata e coordinata dal Comune di Abano Terme Assessorato alla cultura e da CoopCulture.La curatela è stata affidata a Marco Segato, regista e direttore del Detour Film Festival e al fotografo Massimo Calabria Matarweh con la supervisione scientifica di Farah Polato docente di cinema dell’Università di Padova.I curatori si avvalgono anche della preziosa collaborazione di Antonio Maraldi del Centro Cinema Città di Cesena, il più importante archivio italiano di foto di scena.

  • Steve McQueen

    Steve McQueen (Londra, 1969; vive e lavora tra Londra e Amsterdam) è uno dei più importanti artisti contemporanei, film-maker e sceneggiatori di oggi. Negli ultimi venticinque anni McQueen ha influenzato in maniera decisiva il modo di utilizzare ed esporre il medium filmico. È stato autore non solo di alcuni dei più rilevanti lavori legati all’immagine in movimento, realizzati per spazi espositivi, ma anche di quattro lungometraggi per il cinema, Hunger (2008), Shame (2010), 12 anni schiavo (12 Years a Slave) (2013) e Widows (2018). McQueen con le sue installazioni filmiche e video rivolge uno sguardo radicale a momenti e luoghi definiti, cogliendo in modo toccante e provocatorio questioni e temi contemporanei.La personale in Pirelli HangarBicocca, in collaborazione con la Tate Modern di Londra, offrirà al pubblico una rara opportunità di conoscere e approfondire il lavoro di Steve McQueen.Numerose sono le istituzioni di rilievo internazionale che hanno presentato le sue opere, tra cui Institute of Contemporary Art, Boston (2017); Whitney Museum of American Art, New York (2016); Schaulager, Basilea (2013); Art Institute of Chicago, Chicago (2012); National Portrait Gallery, Londra (2010); Baltic Centre for Contemporary Art, Gateshead (2008); The Renaissance Society, Chicago (2007); Fondazione Prada, Milano (2005); ARC, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi (2003); Fundação de Serralves, Porto, Fundació Antoni Tàpies, Barcellona (2002); Institute of Contemporary Arts, Londra, Kunsthalle Zürich, Zurigo (1999); Museum Boijmans van Beuningen, Rotterdam (1998); Portikus, Francoforte, MoMA Museum of Modern Art, New York (1997). McQueen ha partecipato a documenta 12 (2007), 11 (2002) e 10 (1997) a Kassel, e alla Biennale di Venezia (2015, 2013, 2007 e 2003) e ha rappresentato la Gran Bretagna a Venezia nel 2009. Ha ricevuto numerosi premi, tra i quali Johannes Vermeer Prize (2016), Harvard University, W.E.B. Du Bois Medal (2014), CBE (Commander of the Most Excellent Order of the British Empire) (2011), OBE (Officer of the Most Excellent Order of the British Empire) (2002) e il Turner Prize, Tate Gallery, Londra (1999). McQueen è stato premiato per Hunger con la Caméra d’Or al Festival di Cannes (2008) e con l’Oscar per il miglior film per 12 anni schiavo (12 Years a Slave) nel 2014. Inaugurazione mercoledì 7 Aprile 2021 ore 19

  • MIA Photo Fair 2021

    Dopo un’attenta analisi dell’attuale situazione di diffusione globale del Covid-19, gli organizzatori di MIA Photo Fair hanno deciso di annullare l’edizione 2020, inizialmente prevista per il mese di marzo e successivamente posticipata a settembre di quest’anno.Il nuovo appuntamento con MIA Photo Fair si terrà dal 25 al 28 marzo 2021, nella nuova location di SUPERSTUDIO MAXI in via Moncucco, zona Famagosta a Milano.”In questo clima di incertezza legata all’emergenza Covid-19 – afferma Fabio Castelli, ideatore di MIA Photo Fair – abbiamo deciso di sospendere MIA Photo Fair 2020 per concentrare tutti i nostri sforzi sul 2021. Per la sua decima edizione, MIA Photo Fair cambia casa e si trasferisce, dal 25 al 28 marzo nel quartiere Famagosta a Milano, a SUPERSTUDIO MAXI, frutto di un avveniristico progetto di riconversione industriale, realizzato dal gruppo Superstudio. Questo passaggio è stato determinato dalla decisione della proprietà di The Mall, di cambiarne parzialmente la destinazione d’uso”.“Si tratta di una sorta di ritorno a casa – prosegue Fabio Castelli. Le prime edizioni di MIA Photo Fair si erano infatti tenute a Superstudio Più in zona Tortona. Da allora, i nostri rapporti con il Gruppo Superstudio sono rimasti ottimi al punto che abbiamo iniziato a confrontarci con la famiglia Borioli già qualche mese fa, prima dell’inizio dei lavori di ristrutturazione di SUPERSTUDIO MAXI, valutando insieme quali fossero le possibili sinergie tra MIA Photo Fair e Superstudio Events, che gestisce tutti gli eventi. Inoltre, spingendoci verso scenari più ampi, sentiamo che questa nuova location abbia delle grandi potenzialità e riteniamo, con buona speranza, che il quartiere milanese di Famagosta possa in breve tempo diventare uno dei poli della fotografia a Milano, come il design lo è stato per la zona Tortona”.“Questi nostri colloqui con la famiglia Borioli – conclude Fabio Castelli – hanno dato anche adito a voci di passaggi societari al gruppo Superstudio, che smentiamo. Confermiamo infatti che MIA Photo Fair rimarrà in mano a me e mia figlia Lorenza”. 

  • Io dico Io – I say

    Io dico Io – I say I è il titolo della mostra che inaugura a marzo 2021 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, a cura di Cecilia Canziani, Lara Conte e Paola Ugolini. Liberamente tratto da Carla Lonzi, Io dico Io – I say I nasce dalla necessità di prendere la parola e parlare in prima persona, per affermare la propria soggettività, componendo una sola moltitudine, una molteplicità di io che risuona di consonanze e dissonanze.La mostra riunisce artiste italiane di generazioni diverse che in differenti contesti storici e sociali hanno raccontato la propria avventura dell’autenticità, restituendo attraverso una costellazione di visioni il proprio modo di abitare il mondo.Attraverso un programma pubblico di talk, cinema, laboratori e una call to action, Io dico Io – I say I mette in dialogo numerose figure del panorama culturale intorno ai temi che la narrazione porta con sé, nell’ottica di creare un terreno comune di confronto, un luogo di relazione e di tempo condiviso.Artiste in mostra: Carla Accardi, Pippa Bacca, Elisabetta Benassi, Rossella Biscotti, Irma Blank, Renata Boero, Monica Bonvicini, Benni Bosetto, Chiara Camoni, Ludovica Carbotta, Lisetta Carmi, Monica Carocci, Gea Casolaro, Daniela De Lorenzo, Maria Adele Del Vecchio, Federica Di Carlo, Rä di Martino, Bruna Esposito, Cleo Fariselli, Jacky Fleming, Linda Fregni Nagler, Silvia Giambrone, Laura Grisi, Ketty La Rocca, Beatrice Meoni, Marisa Merz, Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora, Maria Morganti, Liliana Moro, Alek O., Marinella Pirelli, Paola Pivi, Anna Raimondo, Carol Rama, Marta Roberti, Suzanne Santoro, Marinella Senatore, Ivana Spinelli, Alessandra Spranzi, Grazia Toderi, Tatiana Trouvé, Francesca Woodman.

  • Bruce Nauman. Contrapposto Studies

    Palazzo Grassi – Punta della Dogana annuncia la grande mostra dedicata all’artista americano Bruce Nauman (1941, Indiana, USA) dal titolo “Bruce Nauman. Contrapposto Studies” a cura di Carlos Basualdo, The Keith L. and Katherine Sachs Senior Curator of Contemporary Art al Philadelphia Museum of Art, e Caroline Bourgeois, conservatrice presso la Pinault Collection, in collaborazione con l’artista, in programma dal 21 marzo 2021 al 9 gennaio 2022 nelle sale di Punta della Dogana.La mostra rende omaggio a una delle figure più significative del panorama dell’arte contemporanea e all’attività di costante ricerca che ha perseguito lungo tutta la sua carriera. A partire dagli anni ’60 fino a oggi, Nauman ha esplorato linguaggi artistici diversi, dalla fotografia alla performance, dalla scultura al video, sperimentandone le potenzialità concettuali e indagando la definizione stessa di pratica artistica. Vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2009, consacrato in numerose mostre nei musei di tutto il mondo, Bruce Nauman presenterà a Punta della Dogana la sua produzione più recente e in particolare la serie di opere video che l’artista ha realizzato negli ultimi cinque anni a partire dalla rivisitazione di uno dei suoi primi video, il celebre “Walk with Contrapposto” del 1968.  Il termine Contrapposto indica, nell’arte classica, una formula compositiva in cui la figura umana è rappresentata attraverso una leggera torsione del busto intorno ad un asse, in modo che la parte superiore ruoti in senso inverso rispetto a quella inferiore, alla ricerca di un bilanciamento tra le membra. Il contrapposto classico ha rivoluzionato la scultura in Grecia Antica, per poi avere il suo sviluppo sia in pittura sia in scultura lungo la storia dell’arte, dal Rinascimento fino alle sperimentazioni contemporanee con le immagini in movimento di Nauman. Con la serie “Contrapposto Studies” – che include “Contrapposto Studies I-VII,” 2015/16, “Contrapposto Studies i-vii,” 2015/2016, “Walks In Walks Out,” 2015, “Contrapposto Split”, 2017, e “Walking the Line”, 2019 – Nauman per la prima volta ha ripreso un suo storico lavoro per oltrepassare i limiti imposti dalla tecnologia e realizzare qualcosa che non era tecnicamente possibile o fattibile all’epoca della produzione del primo “Walk with Contrapposto” che mostrava l’artista muovere alcuni passi dentro un corridoio di legno nel suo studio, mentre si sforzava di mantenere la posa classica. Il percorso espositivo affiancherà alle opere della serie “Contrapposto” i lavori storici, tracciando le tappe della ricerca dell’artista sui temi del suono, della performance e dello spazio, componenti centrali nel suo lavoro, invitando i visitatori a un’esperienza immersiva nell’universo artistico di Nauman. La mostra “Bruce Nauman. Contrapposto Studies” si inserisce nel calendario di monografiche che Palazzo Grassi – Punta della Dogana dedica a grandi artisti contemporanei.  

  • Arte e Musica dal Simbolismo alle avanguardie

    Il tema dei rapporti tra la musica e le arti visive nell’età contemporanea ha conosciuto negli ultimi decenni una rinnovata fortuna critica, ma non è stato oggetto di mostre importanti, in grado di presentare l’argomento nei suoi aspetti fondamentali. È giunto perciò il momento di dedicare un’esposizione di vasto respiro alle molteplici relazioni tra queste due sfere espressive, dalla stagione simbolista fino agli anni Trenta del Novecento. A colmare questa lacuna è la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con l’Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo, con una grande mostra in programma a Palazzo Roverella nella primavera del 2021, affidata alla curatela di Paolo Bolpagni.Bolpagni ricorda come, “alla fine del XIX secolo, si assista all’affermarsi in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner: i miti nibelungici, la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal, il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche.A partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann Sebastian Bach e il fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente in campo musicale. Infatti, il cammino in direzione dell’astrattismo troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nei titoli delle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, František Kupka, Félix Del Marle, Augusto Giacometti e molti altri”.Del resto, se è vero che il wagnerismo non esaurisce la questione per quanto concerne l’età simbolista, qualche anno prima dell’esplosione degli “ismi” la Secessione viennese conobbe un momento fondamentale nella mostra del 1902 dedicata a Ludwig van Beethoven, che aveva come fulcro il famoso Fregio di Gustav Klimt ispirato all’Inno alla gioia della Nona sinfonia.Poco dopo sarebbero arrivate le avanguardie. Nel Cubismo emerge l’orientamento dei pittori a prediligere come soggetti gli strumenti musicali. Nel Futurismo ha una grande importanza la componente sonora: Luigi Russolo, oltre che artista visivo, fu compositore e inventò gli “intonarumori”.È con Vasilij Kandinskij e con Paul Klee, però, che la musica diventa davvero centrale, facendosi paradigma di una pittura che vuole liberarsi definitivamente dal concetto di rappresentazione. Negli anni del Bauhaus, peraltro, entrambi, allora colleghi di insegnamento, sperimentarono la traduzione grafica di ritmi e melodie in linee, punti e cerchi.Anche nel Neoplasticismo troviamo una presenza importante della musica, in particolare come richiamo, in opere di Piet Mondrian e Theo van Doesburg, ai ritmi della danza moderna.La stagione delle avanguardie storiche è chiusa dal Dadaismo e dal Surrealismo, dove la componente sonora si manifesta in vari modi: con Kurt Schwitters nella Ursonate, con Francis Picabia nel celebre capolavoro La musica è come la pittura, mentre Salvador Dalí ci offrirà esempio di riferimento al pianoforte in funzione di un automatismo psichico esercitato in assenza del controllo della ragione, per svelare l’autentico funzionamento del pensiero.Ad essere evidenziata da “Arte e Musica dal Simbolismo alle avanguardie” è la lunga storia di relazioni, intrecci e corrispondenze. Evidenziando le infinite, originali sfaccettature delle interazioni tra l’elemento musicale e le arti visive. Proponendo esempi emblematici di entrambe le arti, creando così una mostra-spettacolo di assoluto fascino.

  • Arte Laguna Prize raddoppia

    Arte Laguna Prize, il Premio Internazionale di Arte Contemporanea e Design organizzato dall’Associazione Culturale MoCA (Modern & Contemporary Art), composta da oltre 200 soci tra imprenditori, professionisti, collezionisti e amanti dell’Arte, compie 15 anni. Il concorso ha ricevuto due medaglie dal Presidente della Repubblica Italiana ed è patrocinato annualmente dal Ministero degli Esteri, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione del Veneto, Comune di Venezia, Università Cà Foscari di Venezia, Istituto Europeo di Design. Nonostante il Coronavirus, in questi mesi l’organizzazione non si è mai fermata e nel 2021 festeggerà questo importante traguardo con una doppia mostra negli iconici spazi dell’Arsenale Nord di Venezia dal 13 marzo al 5 aprile 2021 dove verranno esposte 240 opere provenienti da tutto il mondo in 4.000 mq di spazio espositivo.La giuria internazionale cambia ad ogni edizione in modo da avere sempre nuovi punti di vista e offrire una panoramica sull’arte contemporanea a 360°. La giuria è composta da importanti curatori e direttori di musei operanti in diversi paesi.LA GIURIABénédicte Alliot (Francia) – Direttrice Generale di Cité Internationale Des Arts di ParigiNathalie Angles (Stati Uniti) – Fondatrice e direttore esecutivo di Residency UnlimitedLorenzo Balbi (Italia) – Direttore artistico presso MAMbo – Museo d’Arte Moderna di BolognaMarcus Fairs (Regno Unito) – Fondatore e capo-redattore di DezeenMatteo Galbiati (Italia) – Critico e curatore d’arteSophie Goltz (Singapore e Africa) – Curatrice e docenteToshiyuki Kita (Giappone) – Designer giapponese vincitore del Premio ADI Compasso d’OroBeate Reifenscheid (Germania) – Direttrice del Ludwing Museum di Coblenza e Presidente di ICOM GermaniaI giurati selezioneranno i finalisti che esporranno all’Arsenale di Venezia ed i tre vincitori assoluti dei premi in denaro di 10.000 € ciascuno.Novità della 15^ edizione è inoltre l’Advisory Council il “comitato d’onore”, di supporto alla giuria, composto da personalità di rilievo provenienti da diversi ambiti e accomunati da una profonda esperienza nel campo dell’arte a livello globale.ADVISORY COUNCILIgor Zanti (Italia) – Curatore e critico d’arte, direttore di IED FirenzeAbhishek Basu (India) – Amministratore delegato di Basu FoundationPrincipessa Alia Al-Senussi (Libia) – Senior Advisor del Ministero della Cultura dell’Arabia SauditaKrist Gruijthuijsen (Germania) – Curatore e direttore presso KW Institute for Contemporary Art di BerlinoMary Elizabeth Klein (Stati Uniti) – Direttore finanziario e operativo di Family OfficeShaan Kundomal (India) – Amministratore delegato di Capital Horizons Ltd. alle MauritiusIgor Rusek (Svizzera) – Membro del consiglio di amministrazione di ATAG Family Office LtdRichard Frerejean Taittinger (Stati Uniti) – Curatore e Gallerista a New York e Parigi (membro della famiglia dello Champagne Frerejean)Alda Galsterer e Fernando Belo (Portogallo) – Co-fondatori del Centro Culturale Carpintarias de São Lázaro di LisbonaJoachim Pflieger (Francia) – Direttore generale di Fondation FimincoIL NETWORKOgni anno Arte Laguna Prize collabora con partner internazionali di alto livello per offrire agli artisti opportunità in tutto il mondo, dando vita a collaborazioni che fungono da catalizzatori per la loro carriera professionale.5 Residenze d’arte- Fabrica a Treviso (Italia)- Espronceda a Barcellona (Spagna)- Basu Foundation for the Arts a Calcutta (India)- Farm Cultural Park a Favara (Italia)- e, grande novità della 15^ edizione, Labverde nella Foresta Amazzonica (Brasile)1 Business for Art- Agnese Design di Valdobbiadene (Italia) premierà con 4.000 euro la migliore proposta artistica per 2 poltroncine imbottite per la valorizzazione di ambienti moderni e raffinati e le poltroncine avranno il nome dell’artista.4 Gallerie d’arte- Ki Smith Gallery a New York (Stati Uniti)- Capsule Gallery a Shanghai (Cina)- Arles Gallery ad Arles (Francia)- Galerie Isabelle Lesmeister a Regensburg (Germania)- Jonathan Ferrara Gallery a New Orleans (Stati Uniti)3 Festival ed esposizioni- Art Stays Festival a Ptuj (Slovenia)- Art Nova 100 a Pechino (Cina)- AlTiba-9 ad Algeri Algeria)2 Art platforms- Biafarin (Canada)- Singulart (Francia)1 Premio Sostenibilità e Arte- Contarina spa di Treviso (Italia) premierà con 3.000 euro il progetto che saprà valorizzare al meglio le strategie di Riuso, Riduco, Riciclo (RRR) e il loro impatto positivo sulla natura e sulla vita dei cittadini.Da quest’anno inoltre, il circuito divulgativo di Arte Laguna Prize si è arricchito di Manager dell’Arte provenienti da diversi paesi che collaborano con l’Associazione culturale MoCA per diffondere la sua missione e a promuovere il concorso.GLI AMBASSADORAnna Shvets | Russia ed EcuadorMohamed Benhadj | Nord Africa e SpagnaElena Oranskaia | Paesi Bassi e UcrainaSarp Kerem Yavuz | USA e TurchiaRaffaella Gallo | Cina (Shanghai)Hongbin Zhang | CinaAlessio Trevisani | GermaniaVictor Alaluf | Argentina e IsraeleSanjana Shah | IndiaNevena Ivanovic Guagliumi | BalcaniGabriela Davies | BrasileTutti gli artisti che si iscrivono ad Arte Laguna Prize hanno visibilità gratuita nella piattaforma online Arte Laguna World entrando in contatto diretto con collezionisti e amanti dell’arte.

  • Dante. La visione dell’arte

    Nell’ambito delle celebrazioni nazionali dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, promosse dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per l’anno 2021, le Gallerie degli Uffizi e la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì realizzeranno la grande mostra ‘Dante. La visione dell’arte’, che si terrà negli spazi dei Musei San Domenico di Forlì dal 12 marzo al 4 luglio 2021. Frutto di un sodalizio di lunga data tra la Fondazione romagnola e le Gallerie degli Uffizi, la mostra non è solo occasione per celebrare l’anniversario dantesco: nel momento difficile che tutto il mondo vive, intende essere anche un simbolo di riscatto e di rinascita non solo del nostro Paese, ma del mondo dell’arte e dello spirito di civiltà che essa rappresenta. Il progetto nasce da un’idea di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, e di Gianfranco Brunelli, Direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. I curatori della mostra sono il Professor Antonio Paolucci e il Professor Fernando Mazzocca. La scelta di Forlì, come scenario dell’esposizione, è parte di una strategia complessiva di valorizzazione di un luogo e di un territorio che non costituisce solo un ponte naturale tra Toscana ed Emilia-Romagna. Forlì è città dantesca. A Forlì Dante trovò rifugio, lasciata Arezzo, nell’autunno del 1302, rimanendo per oltre un anno presso gli Ordelaffi, signori ghibellini della città. La qualità ben nota delle grandi mostre forlivesi – questa è la sedicesima – testimonia una passione profonda per l’arte e un approccio di ampio respiro ai temi trattati. In questa occasione si è messa in atto una collaborazione preziosa e senza precedenti: quella delle Gallerie degli Uffizi, che concederanno in prestito molte loro opere, tra le quali alcuni celebri capolavori dalle loro collezioni.   Per la mostra, arriveranno da Firenze nella città romagnola il ritratto dell’Alighieri e quello di Farinata degli Uberti di Andrea del Castagno, di solito non visibili in Galleria poiché si trovano negli spazi della chiesa di San Pier Scheraggio, inclusa nell’edificio degli Uffizi ma non accessibile al pubblico: proprio in quello spazio si riuniva il Consiglio di cui faceva parte anche Dante. Nell’esposizione forlivese si vedrà anche un altro ritratto di Dante, in questo caso dipinto da Cristofano dell’Altissimo per la serie commissionata da Cosimo I de’ Medici dedicata agli uomini illustri. Ci sarà la Cacciata dal Paradiso terrestre di Pontormo e persino un sublime disegno di Michelangelo che ritrae un dannato nell’Inferno della Divina Commedia, oltre a una scelta di pregiatissimi disegni di Federico Zuccari per l’edizione cinquentesca illustrata del testo. E poi i personaggi: un busto marmoreo di Virgilio, realizzato dallo scultore settecentesco Carlo Albacini, e una delle più recenti acquisizioni delle Gallerie degli Uffizi, la tela ottocentesca del protoromantico toscano Nicola Monti intitolata ‘Francesca da Rimini all’Inferno’. Numerose le opere d’arte prestate da musei di tutto il mondo. ‘Dante, la visione dell’arte’ intende dunque essere un momento di riflessione complessivo sulla figura del poeta, simbolo dell’Italia, e sul suo immenso lascito: in un rispecchiamento unico tra linguaggio dell’arte e figura letteraria.   Nei mesi scorsi, durante il lockdown, le Gallerie degli Uffizi hanno reso omaggio a Dante Alighieri con una mostra virtuale accolta sul loro sito, “Non per foco ma per divin’arte”: organizzata per il 25 di marzo, in occasione del primo Dantedì, come le altre esposizioni online del complesso museale è sempre visitabile all’indirizzo  https://www.uffizi.it/mostre-virtuali/dante.  

  • Cipro. Cocevia delle civiltà

    Giovedì 2 aprile, nelle Sale Chiablese, era programmata l’apertura al pubblico della mostra Cipro. Crocevia delle Civiltà.L’emergenza COVID-19 ci ha costretti a rimandare il progetto al prossimo anno e l’inaugurazione è fissata per giovedì 25 febbraio 2021.La mostra esplora il fascino millenario della grande isola situata nel cuore del Mediterraneo, ponte tra Oriente e Occidente, mitica culla di Venere, centro di scambi commerciali e luogo di incontro tra culture. Il percorso si sviluppa a partire dalla collezione cipriota dei Musei Reali, ancora largamente inedita, ed è arricchito da prestiti provenienti da grandi istituzioni straniere, tra cui il British Museum di Londra, il Metropolitan Museum di New York, il Fitzwilliam Museum di Cambridge, il Medelhavsmuseet di Stoccolma, il Kunsthistorisches Museum di Vienna e il Museo di Cipro a Nicosia.Tutti musei che, come noi, oggi stanno affrontando la quarantena, e che hanno comunque manifestato la disponibilità a riprendere la collaborazione quando l’emergenza sarà finita.Le collezioni cipriote dei Musei Reali sono un nucleo pressoché unico nel panorama europeo, con più di mille reperti, in parte donati alla metà dell’Ottocento da Marcello Cerruti, console del Regno di Sardegna a Cipro, e in parte rinvenuti nel corso delle campagne di scavo effettuate da Luigi Palma di Cesnola, console americano sull’isola ma piemontese di nascita. Per importanza scientifica la raccolta è paragonabile alla grande collezione del Museo Egizio di Torino, di cui rappresenta una sorta di contraltare mediterraneo, ed è idealmente completata da quella del Metropolitan Museum, di cui Luigi Palma di Cesnola è stato il primo direttore nel 1879.La mostra illustra la storia di Cipro dal Paleolitico fino al periodo dell’impero romano d’Oriente: oltre diecimila anni di civiltà che vanno dai primi stanziamenti umani, alla formazione delle comunità, al consolidarsi della società urbana, fino all’epoca delle città-stato e della successiva ellenizzazione, per arrivare alla posizione assunta dall’isola all’interno delle grandi politiche antiche. Una sezione speciale è dedicata al ruolo della donna e all’immaginario femminile, esplorato attraverso gli antichi culti legati alla fecondità e poi al culto di Afrodite-Venere. Nella mitologia, infatti, la dea Afrodite nasce nelle acque di fronte a Pafos e sceglie come culla lo scoglio di Petra Tou Romiou, un faraglione a venti chilometri dalla città, circondato da un’incantevole baia a mezzaluna. Le altre sezioni affrontano il tema dei commerci, quello delle lingue, quello, infine, dell’ideologia religiosa e dei riti funerari.Un affascinante viaggio che ci conduce anche alla scoperta del Mediterraneo, il mare che il grande storico della scuola delle Annales Fernand Braudel ha descritto come “continente liquido, paesaggio dai mille paesaggi”.

  • Josef Koudelka. Radici

    Mostra dedicata al grande fotografo dell’agenzia Magnum Photos che propone la sua interpretazione fotografica e artistica di alcuni dei più importanti siti archeologici della cultura romana e greca con l’intento di restituirne l’autentica bellezza. Il progetto Vestiges, che vede impegnato da oltre vent’anni il grande fotografo Josef Koudelka, membro dell’agenzia Magnum Photos, propone la sua interpretazione fotografica e artistica di alcuni dei più importanti siti archeologici della cultura romana e greca, in un itinerario attraverso venti paesi, dalla Grecia al Libano, dalla Siria all’Algeria, dalla Turchia all’Italia e oltre duecento località che si affacciano sul Mar Mediterraneo.Un’esplorazione davvero unica che non ha precedenti. Un lavoro fatto di grande costanza e perseveranza. L’artista coltiva una predilezione particolare per le rovine, senza celebrarne l’atmosfera malinconica ma con l’obiettivo di restituirne l’autentica bellezza. Il suo intento è usare l’arte per riappropriarsi di un mondo che ci sta sfuggendo e che potremmo perdere. Trasformare le macerie in speranza: è questo il grande ed ambizioso progetto che Koudelka cerca di realizzare con il suo eccezionale viaggio. Un viaggio in costante divenire che si arricchisce di nuovi capitoli

  • La Roma della Repubblica

    L’esposizione offre l’occasione irrepetibile di poter ripercorrere un’epoca di profondi cambiamenti nei canoni stilistici e nel gusto estetico della Roma antica. La mostra Roma Repubblicana (secondo capitolo del ciclo “Il racconto dell’Archeologia”, inaugurato con la mostra “La Roma dei Re”, luglio 2018-giugno 2019) offre l’occasione irripetibile di riflettere su un’epoca di profondi cambiamenti nei canoni stilistici e sul gusto estetico della Roma antica: uno dei momenti fondamentali per la futura identità culturale e artistica romana; il momento del consolidarsi delle strutture sociali, politiche, territoriali con il nascere della Repubblica e il suo ciclo di vita fino alla creazione dell’Impero che viene fatta coincidere con la famosa battaglia di Azio del 31 a.C.Attraverso capolavori e reperti rinvenuti nel territorio della città di Roma e facenti parte della più grande collezione al mondo di archeologia romana, tra cui statue, alcune di imponenti dimensioni, raffinate opere in bronzo e terracotta, interi cicli scultorei, fregi ed elementi di arredo domestico in bronzo e argento del più alto valore stilistico, sarà descritto un periodo tra i più innovativi ed originali per l’intero sviluppo dell’arte occidentale. L’arco di tempo preso in esame comprende gli inizi del V e la metà del I sec. a.C. E’ questo il periodo in cui l’élite al potere avverte con sempre maggior consapevolezza il consolidarsi del proprio prestigio, esprimendolo attraverso l’arte. Il percorso della mostra descriverà chiaramente l’evoluzione dell’arte romana nel periodo repubblicano che, nell’arco di circa cinque secoli, dall’influenza della precedente arte etrusca, passando per l’importante assunzione di modelli greci, vera chiave di volta, arriverà al raggiungimento di un’originalità tutta romana nelle forme.

  • Steve McCurry. Icons

    Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, oltre che un punto di riferimento per un vasto pubblico che identifica nel suo obiettivo uno degli strumenti più infallibili per la lettura delle dinamiche del nostro tempo.Steve McCurry. Icons presenta, per la prima volta nella regione Veneto, una selezione di oltre 100 fotografie, capace di fornire una completa rappresentazione del suo particolare stile e della sua esclusiva visione estetica. Il percorso espositivo accompagnerà il visitatore alla scoperta del suo talento, con immagini di grande impatto emotivo e di sicura fascinazione. L’esposizione ha l’ambizione di gettar luce sulle molteplici esperienze artistiche e di reportage del grande fotografo: a partire dai primi storici viaggi in India e poi in Afghanistan dove Steve McCurry ebbe l’opportunità di seguire i Mujaheddin al tempo della guerra contro la Russia, quando l’accesso al paese era interdetto ai visitatori occidentali. Proprio dall’Afghanistan proviene Sharbat Gula, la ragazza resa celebre dalla prima pagina del National Geographic e conosciuta dal fotografo nel campo profughi di Peshawar in Pakistan.Attraverso il suo particolare stile fotografico, Steve McCurry pone la propria attenzione sull’umanità del soggetto. Con i suoi scatti ci trasmette il volto umano che si cela in ogni angolo della terra, anche nei più drammatici. Se Henri Cartier-Bresson è stato “l’occhio del suo secolo” (il Novecento), McCurry è probabilmente il fotografo contemporaneo più incline a raccoglierne l’eredità. Grazie alla sua spiccata sensibilità, è capace infatti di penetrare in profondità dei soggetti scelti, svelando la profonda somiglianza di tutti gli individui sulla terra, al di là delle difficoltà socio-culturali. Il fotografo cerca sempre di attribuire un volto alle situazioni in cui si trova immerso da reporter, soprattutto se tali circostanze si presentano estremamente tragiche.La curiosità è il motore della sua ricerca, capace di spingerlo, fin da adolescente, ad attraversare ogni confine, fosse esso fisico, linguistico e culturale. In ogni sua foto Steve McCurry ci racconta una storia che, una volta svelata, è in grado di comunicare la complessità di un intero contesto.Queste le parole di McCurry: “La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente. Cerco il momento in cui si affaccia l’anima più genuina, in cui l’esperienza s’imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità.”“La città di Conegliano – afferma l’Assessore alla Cultura, Gaia Maschio – è onorata di accogliere un artista che attraverso l’arte della fotografia riesce a cogliere l’essenza della contemporaneità facendo in modo che la stessa diventi testimonianza di momenti storici.Ospitando queste opere la nostra città si apre ancora una volta al panorama internazionale offrendo alla cittadinanza e ai turisti un’opportunità di avvicinamento alla bellezza attraverso scatti fotografici che sanno cogliere l’essenza del momento.Ed è un augurio questo che l’amministrazione vuole fare alle persone che vedranno la mostra: sensibilizzare all’osservazione della fotografia di questo grande artista e riuscire a trovare la stessa “bellezza” nella quotidianità, nei volti che incrociamo e nel paesaggio che ci circonda.Dice Steve McCurry: “se sai aspettare le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto”, per lo stesso principio io, cari visitatori, vi auguro di riuscire a cogliere l’anima della quotidianità”.

  • Aldo Rossi. L’architetto e le città

    Una retrospettiva che analizza lo straordinario contributo teorico e pratico di un “architetto anomalo”. In mostra materiali provenienti da archivi e collezioni di tutto il mondo. Dopo la mostra dedicata a Gio Ponti, è Aldo Rossi, universalmente famoso, il protagonista di una grande retrospettiva al MAXXI che analizza lo straordinario contributo teorico e pratico di un “architetto anomalo”, nella ricostruzione di Berlino come nel dibattito a Barcellona, ma colloca i suoi studi all’interno di una tradizione più ampia della cultura analitica nazionale e in relazione alle tematiche più urgenti della contemporaneità urbana.Il progetto culturale, i progetti architettonici, allestimenti e progetti domestici sono i tre principali fili conduttori di una storia complessa e sfaccettata in cui emergono molti aspetti: formazione, insegnamento e ricerca, costruzione di una rete internazionale, disegno come indagine autonoma, critica e lascito. In mostra materiali provenienti, oltre che dall’archivio del MAXXI Architettura, da archivi e collezioni di tutto il mondo: i celebri disegni, i progetti, gli scritti e una spettacolare sequenza di modelli, una sorta di città immaginaria, groviglio di idee, immagini, luoghi, identità e memoria.

  • ArtVerona 2020

    È già al lavoro per ridisegnare i contenuti e le prospettive della 16a edizione della fiera il nuovo team curatoriale di ArtVerona, la manifestazione dedicata all’arte moderna e contemporanea in programma dall’11 al 13 dicembre 2020 e diretta da Stefano Raimondi. Importanti professionisti del settore sia nazionali che internazionali affiancano infatti quest’anno la squadra ormai consolidata di Veronafiere e stanno contribuendo a delineare un progetto dinamico, che vuole accogliere la sfida di questo momento, pur fra le tante incertezze legate alla diffusione del Coronavirus, guardando anche alle nuove possibilità con concretezza e inventiva.   Veronafiere, polo fieristico tra i più importanti e solidi in Italia, sta definendo nuovi modelli di fruizione che possano consentire lo svolgimento in sicurezza, sia per gli espositori che per i visitatori, di tutte le fiere in programma dall’autunno, nel pieno rispetto delle regolamentazioni che saranno vigenti, continuando così a sostenere anche il progetto culturale ed espositivo alla base di ArtVerona. Questa riprogettazione non interessa comunque solo gli spazi del quartiere fieristico ma anche quelli digitali, e la manifestazione potrà beneficiare anche di una nuova e strutturata piattaforma online che Veronafiere sta sviluppando per tutti i suoi prodotti e che potrà offrire ulteriori occasioni di incontro, dialogo e business.   Proprio con la volontà di consolidare il concept della fiera è stata composta la nuova squadra di curatori e collaboratori, scelti per il loro bagaglio di esperienza e per la capacità di dare un contributo sostanziale all’attività di networking che da sempre ha reso ArtVerona occasione di scambio di qualità, in qualsiasi forma – fisica o digitale – esso possa e potrà avvenire, in particolare a livello italiano.   Le gallerie hanno tempo fino al 31 luglio per presentare la domanda di partecipazione a un’edizione le cui nuove date sono eccezionalmente state scelte proprio per accogliere le esigenze degli operatori e concentrare tutti gli sforzi nel progettare e cercare di attuare una manifestazione di qualità, capace di contribuire al rilancio del sistema dell’arte italiano.   Accanto a Main, la sezione dedicata alle principali gallerie d’arte moderna e contemporanea, ArtVerona intende mettere al centro dell’edizione 2020 due nuovi progetti, entrambi su invito: Introduction e Pages. In Introduction, con la prestigiosa curatela di Giacinto Di Pietrantonio, gallerie storiche introdurranno gallerie più giovani a cui hanno fatto da “mentori”. Pages invece, curato da Andrew Berardini, darà a una selezione di importanti riviste di settore sia italiane che straniere la possibilità di presentare la loro storia e i collegamenti con il sistema dell’arte italiano. Evolution, anch’essa novità 2020, punta a presentare gallerie che lavorano con artisti che conducono la propria ricerca attraverso le varie sfaccettature del digitale, ambito quanto mai attuale in questo momento, dalla realtà virtuale a big data e nanotecnologie. Next è riservata alle gallerie che presentano ciascuna fino a tre talenti delle generazioni più recenti, mentre Solo è concepita come una serie di spazi aperti che permettono agli espositori di valorizzare con un progetto monografico un artista italiano nato a partire dagli anni ’90.   Nuovi contenuti sono allo studio anche per gli appuntamenti e i format, insieme ai nuovi curatori Maria Chiara Valacchi (il programma di Talks), Giulia Floris (LAB1, un focus sulle realtà no-profit più sperimentali con un progetto dedicato alle residenze d’artista), Saverio Verini (StandChat, gli incontri con gli artisti). La centralità dei collezionisti italiani nel progetto alla base di ArtVerona viene ribadita poi con l’ingresso nel team di Edoardo Monti nel doppio ruolo di VIP manager e digital strategist, di Elena Forin per la parte Corporate oltre che dall’edizione del quinquennale di Critical Collecting, progetto editoriale ideato e sviluppato da Antonio Grulli.   Contenuti aggiornati e nuovi curatori anche per Art & The City, programma coordinato di eventi che animerà e coinvolgerà i luoghi e le istituzioni più significative della città di Verona, strutturato in sezioni tematiche: Performance & The City, curato da Claudia Santeroni e Marzia Minelli; Video & The City, curato da Jessica Bianchera e Marta Ferretti; Collection & The City, con una mostra curata da Irene Sofia Comi; Sculpture & The City, inedito progetto di scultura pubblica curato da Elena Forin e realizzato in collaborazione con Marmomac, la più grande manifestazione al mondo dedicata al settore lapideo e alle sue tecnologie.   Si registrano nuovi ingressi anche nell’Advisory Board: Maria Grazia Longoni Palmigiano, avvocato, partner di LCA Studio Legale e collezionista, e Alessia Zorloni, fondatrice di Art Wealth Advisory e docente, affiancano ora Diego Bergamaschi, collezionista, vicepresidente CLUBGAMeC, fondatore di Seven Gravity Collection e Collection of Collections (CoC), Antonio Coppola, imprenditore, collezionista e presidente della Fondazione Coppola, Giorgio Fasol, collezionista e presidente di AGI Verona Associazione Culturale e Mirko Rizzi, direttore creativo epresidente dell’Associazione Marsèlleria.

  • Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma 2020

    Un progetto nuovo fondato sulla libertà d’espressione, museologia di qualità, capacità di coniugare autorevolezza, professionalità e indipendenza: queste sono le basi per affrontare le sfide del Futuro.L’attenzione alle esigenze dei mercati, l’Arteconomy come criterio di sviluppo, una rete di relazioni internazionali e continui rapporti con collezionisti e art dealer, una comunicazione mediatica senza eguali…questo e molto altro è l’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma.La sede centrale dell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma 2020 è lo storico Palazzo Borghese di Roma, all’interno degli eleganti spazi della Galleria del Cembalo, dalle volte affrescate e con splendidi giardini all’italiana. Il Palazzo, che si ammira venendo da via dei Condotti, è anche sede dell’Ambasciata di Spagna e dell’esclusivo Circolo della Caccia.Novità assoluta di questa edizione sarà la speciale “mostra-evento” all’interno di Palazzo della Cancelleria Apostolica, che accoglie la Sacra Rota. Nel palazzo vige l’extra-territorialità della Santa Sede rientrando quindi in suolo vaticano. Sito in Piazza della Cancelleria 1 e affacciato su Corso Vittorio Emanuele II, custodisce nel piano nobile un famoso affresco del Vasari.Molto prestigioso lo spazio della Galleria della Biblioteca Angelica, facente parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, destinato a focus di carattere esclusivo. Aperta nel 1604, l’Angelica è  considerata nel contesto europeo assieme alla Biblioteca Ambrosiana di Milano e alla Biblioteca Bodleiana di Oxford come uno dei primi esempi di biblioteca “pubblica” ed è ritenuta uno dei luoghi più autorevoli della cultura internazionale. Si trova in Piazza Sant’Agostino 8.Situato nel cuore di Trastevere, in Piazza Sant’Egidio 10, al centro nevralgico della movida romana, Palazzo Velli Expo vanta un numero di ingressi al giorno da far impallidire i grandi musei della Capitale. Strategicamente collocato in un crocevia così frequentato, il palazzo è stato riconfermato come sede collaterale dell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma 2020. Grazie all’apporto della Start, società leader nel settore dell’editoria e della produzione, l’Esposizione 2020 gode di un network prestigioso. Si avvale infatti di relazioni con altri progetti societari quali la Biennale di Venezia -nella fattispecie con i padiglioni esteri prodotti nel corso degli ultimi dieci anni- e con l’Atlante dell’Arte Contemporanea edito De Agostini, il più autorevole strumento di arte e finanza.Mario Bernardinello è il nuovo direttore artistico della IV edizione dell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma. Il tema della mostra è “Global Change”, e viene trattato l’attuale cambiamento culturale, ambientale e alimentare degli anni ‘20.Per quanto riguarda la pittura e la scultura ci sono rispettivamente le sezioni dell’astratto e del figurativo, inoltre è dedicato ampio spazio alla fotografia, alle installazioni e alla videoart.Come in ogni edizione è previsto uno spazio dedicato ai giovani artisti provenienti da tutto il mondo. Tra questi ne sarà scelto uno che sarà vincitore del Premio Under 30.

  • MINIARTEXTIL COMO 2020. XXX Edizione

    È dal 1991 che Miniartextil, mostra ideata da Mimmo Totaro con Nazzarena Bortolaso, porta a Como le visioni evocative e la creatività della Fiber Art.Dai grandi nomi dell’arte nazionale e internazionale ai giovani emergenti, la manifestazione ruota attorno all’esposizione di 54 opere di piccolo formato (20×20 cm), i minitessili da cui prende il nome, cui dal 1997 si affiancano installazioni site-specific e opere di grandi artisti. Nonostante le difficoltà dettate dall’emergenza sanitaria globale, l’organizzazione di Miniartextil non ha mai smesso di lavorare e, in accordo con il Comune di Como, ha deciso di spostare la data di inaugurazione in modo da costruire la migliore proposta culturale possibile.Miniartextil, promossa e organizzata dall’Associazione ARTE&ARTE, avrà luogo dal 5 dicembre 2020 al 24 gennaio 2021 alla Pinacoteca Civica e al nuovo Padiglione Grossisti del Mercato Coperto. La Pinacoteca Civica, accanto all’esposizione dei minitessili – selezionati da una giuria presieduta da Mimmo Totaro e composta da Paolo Bolpagni, Maria Luisa Frisa, Francesco Franchi e Giovanni Berera – ospiterà una mostra collettiva con una selezione di opere di grandi maestri messe in dialogo con i capolavori di Palazzo Volpi e una installazione site – specific di Guido Nosari.L’opera è stata commissionata dai curatori insieme a quella di Stefano Ogliari Badessi che invece abiterà il nuovo Padiglione Grossisti del Mercato Coperto, il grande spazio nato a scopo commerciale, accanto al mercato alimentare cittadino, seconda sede della manifestazione. Tra i 54 minitessili scelti per questa edizione, la giuria ha deciso di conferire il Premio ARTE&ARTE 2020, che ad ogni edizione premia un’opera che poi entra a far parte della Collezione Bertolaso – Totaro, all’artista francese Lucie Richard-Bertrand che ha presentato il minitessile HARA HOUSE. Accanto a questo lavoro, anche l’opera Nothing to be afraid of dell’artista tedesca Maike Jansen ha ricevuto una menzione speciale. In occasione della trentesima edizione di Miniartextil, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Bortolaso-Totaro-Sponga, l’associazione ARTE&ARTE e importanti istituzioni culturali nazionali, Villa Olmo, luogo centrale della vita culturale cittadina, torna dopo anni a ospitare una mostra: un regalo alla città in occasione di un anniversario così importante.Dal 5 dicembre 2020 al 21 marzo 2021, la splendida villa settecentesca ospiterà una mostra di arte contemporanea, un evento capace di creare, insieme a Miniartextil, un percorso espositivo unico che si snoderà tra le Mura cittadine e il Lago. Miniartextil, manifestazione attuale e pioneristica sin dalla sua ideazione, offrirà in occasione di un anniversario così importante una lettura profonda dei tempi, avendo attraversato le ultime tre decadi cercando sempre un confronto e un’interpretazione di quanto accadeva intorno a sé. “In tutti questi lunghi anni si sono susseguiti momenti bellissimi, incontri incredibili, confronti accesi con chi ci ha aiutati e sostenuti, così come non sono mancati momenti difficili. – dicono Nazzarena Bortolaso e Mimmo Totaro ideatori e fondatori della manifestazione – Miniartextil è la nostra quotidianità degli ultimi trent’anni, un’unica, grande opera in cui si sono intrecciate vita e arte. A inizio 2020 abbiamo temuto di non potere festeggiare questo compleanno, ma ora siamo prontissimi a proporre un evento da condividere insieme a tutti coloro che vorranno venirci a trovare”. “Miniartextil 2020 è un’edizione particolarmente significativa per due ragioni – commenta Stefano Bruno Galli Assessore all’Autonomia e Cultura della Regione Lombardia. – In primo luogo, si tratta del trentesimo anno consecutivo che si celebra questo rilevante concorso internazionale dedicato alla Fiber art. Una forma d’arte contemporanea che, proprio per la creatività e la secolare vocazione lariana per il tessile, trova a Como una sede alquanto felice. In secondo luogo, perché l’edizione è stata progettata in pieno lockdown, a dimostrazione della forte volontà degli organizzatori di farsi trovare pronti per dare il proprio contributo alla rinascita culturale e sociale, una volta terminata la fase acuta dell’emergenza sanitaria legata al Covid19. Una caparbietà, è giusto riconoscerlo, che rappresenta un elemento essenziale dello spirito lombardo, caratterizzato da una forte abnegazione e da una tenacia davvero fuori dal comune”. “La cultura a Como, nonostante il periodo eccezionale che stiamo vivendo è saldamente presente e nei mesi scorsi non è mai venuto meno il dialogo con le diverse associazioni attive sul territorio. Con Miniartextil tornerà l’arte contemporanea in città, ma soprattutto restituiremo Villa Olmo, dopo anni, alla sua funzione principale, quella di essere cioè centro propulsore della cultura cittadina – afferma Carola Gentilini Assessore alla Cultura del Comune di Como. – E poi, c’è la grande sfida del rilancio del nuovo Padiglione del Mercato Coperto, in linea con quanto avviene nelle grandi città italiane ed europee, dove i mercati sono sempre più spesso luoghi di sistema economico e culturale. Particolare attenzione sarà dedicata alla Pinacoteca Civica, destinata a diventare sempre più il cuore dell’offerta culturale dentro le Mura Storiche”. “Il nuovo Padiglione Grossisti del Mercato Coperto di Como potrebbe aprire le sue porte a una grande mostra, un esperimento culturale che potrebbe arrivare dopo importanti lavori di messa a norma, e questa per noi sarà una sfida – dice l’Assessore al Commercio Marco Butti. – Il Mercato Coperto è un luogo importantissimo per la nostra città, una risorsa unica al servizio della comunità. Ci stiamo sempre più impegnando per la sua riqualificazione, in parte già attivata dal Bando Multimisura del Distretto del Commercio dello scorso anno, che ha già visto l’erogazione di contributi per il rifacimento di alcune aree di vendita. In linea con quanto accade nelle grandi città, anche Como apre le porte a un progetto di ampio respiro a vantaggio dei cittadini, ma soprattutto di chi vive quotidianamente gli spazi del Mercato. Anche per questo evento non mancherà il dialogo con le Associazioni di Categoria che saranno pienamente coinvolte”.GLI ARTISTI DEI MINITESSILI SCELTI DALLA GIURIA PER L’EDIZIONE 2020Elena Adamou, Tanya Angelova, Esther Babulik, Andreina Battel, Antonio Bernardo, Catherine Bernarduchene, Manuela Bieri, Elena Boni, Alberto Borellini, Ilary Bottini, Zuzana Branišová, Miroslav Brooš, Iolanda Casari, Emilie Chaumet, Gisella Ciullo, Giovana Del Grande, Chiaki Dosho, Campuzano Gomez, Diego Alvaro, Frédérique Gourdon, Auste Guogaite, Sirpa Hannele Heinonen, Francisca Henneman, Ildikó Maria Horvath, Marisa Iotti, Maike Jansen, Ieva Krumina, Krista Leesi, Bara Lehmann-Schulz, Cinzia Li Volsi, Traudel Lindauer, Emily Jean Melville Little, Ferruccio Maierna, Eleonora Monguzzi, Yamina Naili, Kaoru Nakano, Chiara Passigli, Julie Percillier, Florence Pinson-Ynden, Lucie Richard-Bertrand, Lina Ringeliene, Juliette Sallin, Monika Sebert, Mahnaz Seyedekhtiary, Julia Smirnova, Antoinette Stucky, Toshie Takahashi, Sumiko Tasaka, Senol Tatli, Noriko Tomita, Caroline Turner, Romana Vanacore, Makiko Wakisaka, Izabela Walczak, Roberto ZanelloPROGETTO DI ARTE CONTEMPORANEA A VILLA OLMOIN OCCASIONE DELLA TRENTESIMA EDIZIONE DI MINIARTEXTILComo, Villa Olmo5 dicembre 2020 – 21 marzo 2021In collaborazione con Fondazione Bortolaso.Totaro.Sponga 

  • Dietro le quinte del Rinascimento. Fare arte nel Veneto di terraferma (1550-1616)

    Il passato è lontano, sfumato. Da esso giungono a noi le opere d’arte, come relitti spinti su una spiaggia. Furono create da artisti e desiderate da committenti che conferivano loro significati, intenzioni, valori e, naturalmente, prezzi oggi talvolta faticosi da comprendere. Spesso le ammiriamo come splendidi capolavori, ma qual è il loro senso all’interno dei contesti in cui furono concepite?Quanto valevano un dipinto o una scultura rispetto a un arazzo o a un oggetto di uso comune? Un artista era libero nella sua creazione? In che modo esprimeva il suo sentire religioso? Qual era la sua posizione nella scala sociale? Quali erano i suoi rapporti con il committente? Quali erano le sue fonti di ispirazione? Insomma, come prendeva forma un capolavoro?Per provare a dare delle risposte, abbiamo selezionato il nostro Rinascimento guardandolo da un punto di vista specifico: cinquant’anni di vita artistica nella terraferma veneta, dal 1550 alla fine del secolo, con uno sguardo particolare su Vicenza, i suoi artisti Palladio, Scamozzi e Jacopo Bassano e i loro amici e sodali in molte occasioni Alessandro Vittoria, Paolo Veronese, Palma il Giovane. È il risultato di un momento in cui l’arte veneta è investita dall’impatto rivoluzionario di Raffaello e Michelangelo, che scardina le scuole regionali proponendo un linguaggio nuovo, di portata nazionale, che trionferà in tutta Europa nei secoli successivi. È il linguaggio del Rinascimento italiano o – come lo chiamava Giorgio Vasari nelle sue famose Vite (1550 e 1568) – la “maniera”.L’esito è un repentino cambio di gusto e di modelli. Gli artisti diventano più visibili nella società e scalano i ranghi sociali, aspirando a trasformarsi in intellettuali e gentiluomini. Di arte si parla non più solo in ristrette cerchie di specialisti ma in libri che hanno circolazione presso un pubblico più vasto di amatori e collezionisti. Le discipline si caratterizzano sempre di più e le botteghe si strutturano con modalità di produzione sempre più efficaci al fine di aumentare la produzione di opere. I meccanismi del fare arte, tuttavia, cambiano poco rispetto agli artisti-artigiani del secolo precedente, con le idee registrate repentinamente su un foglio o plasmate con le mani in un bozzetto.Abbiamo pensato di guardare a quel momento, ma dall’osservatorio della terraferma vicentina e con uno sguardo contemporaneo, che ponga accanto alla pittura anche la scultura e l’architettura, che indaghi la dinamica dei processi creativi – dal disegno alla realizzazione finale –, le complesse dinamiche fra artisti e committenti, il valore economico delle opere nel quadro del collezionismo e del nascente “mercato dell’arte”, le strategie di ascesa sociale di artisti e architetti, che usano sempre di più la carta stampata come mezzo di autorappresentazione e autopromozione.Guido Beltramini, Davide Gasparotto, Xavier Salomon e Mattia Vinco

  • Essere Umane. Le grandi fotografe raccontano il mondo

    Si intitola “Essere Umane” la mostra fotografica del ciclo Mostre del Buon Vivere – curata da Walter Guadagnini – che inaugurerà ai Musei di San Domenico di Forlì il prossimo 28 novembre come evento di apertura del Festival del Buon Vivere 2020.   Tra le oltre 250 fotografie in mostra, si possono segnalare sin d’ora le leggendarie immagini di Lee Miller nella vasca da bagno di Hitler, la strepitosa serie delle maschere di Inge Morath, realizzata con Saul Steinberg, gli iconici volti dei contadini durante la Grande Depressione di Dorothea Lange, il sorprendente servizio di Eve Arnold su una sfilata di moda ad Harlem negli anni Cinquanta e i rivoluzionari scatti di Annie Leibovitz per una epocale edizione del Calendario Pirelli.  Un viaggio per immagini nell’evoluzione del linguaggio fotografico mondiale, con una specifica attenzione allo “sguardo femminile”, a partire dagli anni Trenta del Novecento, quando grazie all’affermazione delle prime riviste illustrate la fotografia è diventata il principale linguaggio della comunicazione contemporanea.  In mostra, dunque, sarà possibile seguire questa evoluzione attraverso i grandi reportage di guerra e i cambiamenti dei costumi sociali, la ricostruzione post-bellica e le questioni di genere, l’affermarsi della società dei consumi e l’osservazione del ruolo della donna nei paesi extra-occidentali.  “Abbiamo voluto – dichiara Guadagnini –  creare una mostra che per ampiezza di orizzonte e qualità delle autrici possa posizionarsi tra le più importanti rassegne dedicate alle fotografe di tutto il mondo. Le autrici – prosegue il curatore – che con i loro scatti hanno raccontato l’ultimo secolo con immagini di un Buon Vivere praticato ma anche spesso negato”  Tre sono le sezioni temporali che compongono la mostra:  Dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, all’interno della quale vengono affrontati temi cruciali come quello della grande crisi economica statunitense degli anni Trenta, la tragedia della seconda guerra mondiale e la successiva ricostruzione,   eventi testimoniati dagli sguardi delle americane Dorothea Lange, Margareth Bourke-White, Berenice Abbott, Lee Miller, Lisette Model e Ruth Orkin, e delle europee Tina Modotti, Giséle Freund e Inge Morath.  Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta il focus si concentra sui grandi rivolgimenti sociali e di costume, la guerra del Vietnam, l’affermazione della società dei consumi, la mafia e le questioni di genere, che hanno caratterizzato il periodo. In alcuni casi, le artiste non si sono limitate a essere testimoni ma sono state anche protagoniste attive di tali rivolgimenti. Tra le presenze, si citano Susan Meiselas, Eve Arnold, Annie Leibovitz, Diane Arbus, Lisetta Carmi, Carla Cerati, Dayanita Singh, Graciela Iturbide, Paola Mattioli, Claudia Andujar.    Negli ultimi anni del Ventesimo secolo e i primi del Ventunesimo il viaggio si concentra infine sull’emersione e sull’affermazione di tutte quelle culture extra-occidentali che acquistano nel periodo una centralità prima sconosciuta e che portano con sé anche tutta una serie di questioni relative al ruolo femminile all’interno dei diversi contesti socio-culturali ed economici. Qui le protagoniste sono fotografe africane come Zanele Muholi, asiatiche come Cao Fei, iraniane come Shadi Gadhirian o Natasha Tavakolian, europee come l’italiana Silvia Camporesi, la ceca residente in Germania Jitka Hanzlova e la giovanissima russa Nanna Heitmann, un’europea che vive in Sudamerica come Cristina De Middel, proprio a rimarcare la specificità di questo momento storico, e come esso si rispecchi nella ricerca fotografica contemporanea.  Si rinnova la tradizione delle mostre fotografiche che la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha inaugurato con nel 2015 con Steve McCurry, proseguendo l’anno seguente con Sebastiao Salgado, poi Elliott Erwitt, Ferdinando Scianna e con l’appena conclusa mostra “Cibo”, che ha visto nuovamente protagonista McCurry, richiamando complessivamente a Forlì oltre 200.000 visitatori. Un percorso di immagini che ha accompagnato, aprendolo, il Festival del Buon Vivere, la kermesse che mette al centro il significato profondo del buon vivere, dal punto di vista dell’economia etica, bene comune, uguaglianza, giustizia, innovazione responsabile, sostenibilità e cultura e che quest’anno avrà come tema centrale la parità di genere. La mostra prosegue un percorso narrativo e artistico che attraverso la bellezza, l’emozione, la forza irripetibile e l’incisività della fotografia d’autore promuove e sensibilizza sui temi del buon vivere. Il progresso sociale, la relazione, l’equità e lo sviluppo durevole.     “Essere umane” è una mostra curata da Walter Guadagnini, ideata e realizzata in collaborazione con Monica Fantini e Fabio Lazzari. La mostra è promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì ed è organizzata dalla società strumentale della Fondazione ‘Civitas srl’.  Walter Guadagnini è da anni attivo sulla scena nazionale e internazionale, attraverso un’attività che spazia dall’insegnamento alla scrittura all’organizzazione e alla cura di mostre. È titolare della cattedra di Storia di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove insegna dal 1990. Ha pubblicato “Una storia della fotografia del XX e del XXI secolo” da Zanichelli nel 2010 ed è ideatore e curatore di una collana di storia della fotografia edita da Skira in 4 volumi dal 2011 al 2014, dal titolo “la Fotografia”. È direttore di CAMERA, il Centro Italiano per la Fotografia che si trova a Torino.  

  • Marta Margnetti. Premio Manor Ticino 2020

    Istituito per la prima volta nel 1982 su iniziativa di Philippe Nordmann, il Premio Manor rappresenta uno dei riconoscimenti più prestigiosi e ambiti in Svizzera all’interno della scena artistica contemporanea. Il premio, che viene assegnato ogni due anni, si rivolge ad artisti, con meno di quarant’anni, attivi nei diversi ambiti delle arti visive. Come obiettivo, il Premio Manor ha quello di far conoscere a un pubblico più ampio il lavoro di giovani artisti emergenti e di dare un impulso alla loro carriera artistica. Marta Margnetti (1989), artista ticinese il cui lavoro si situa tra arte applicata, design e artigianato, è la vincitrice del Premio Manor Ticino 2020.La ricerca della Margnetti prende forma attraverso l’appropriazione, la scultura, le tecniche di stampa e le performance. I suoi lavori – che hanno spesso una relazione poliedrica con l’architettura circostante, con cui entrano in dialogo – sono caratterizzati dalla presenza di elementi modulari – affini al Minimalismo -, la cui perfezione geometrica entra in contrasto con gli interventi manuali apportarti dall’artista, percepiti dall’osservatore come piccoli errori arbitrari.Marta Margnetti (1989), nata a Mendrisio, vive e lavora a Lugano. Ha ottenuto il Bachelor in arti visive presso l’Haute école d’art et de design (HEAD) di Ginevra e il Master in Contemporary Arts Practice alla Hochschule der Künste (HKB) di Berna. Dal 2013 al 2018 è stata co-fondatrice e co-direttrice dello spazio d’arte Sonnenstube di Lugano. Dal 2018 è membro attivo del collettivo Morel Lugano. Nel 2017 Margnetti ha ricevuto il Kiefer Hablitzel Award. Margnetti ha partecipato ad importanti mostre collettive, tra cui Beehave, Kunsthaus Baselland, Basel, 2018; CARAVAN, Aargauer Kunthaus,Aarau, 2018; New Swiss Performance Now, Kunsthalle, Basilea, 2018;

  • WopArt – Work on Paper Fair 2020

    La quinta edizione di WopArt – Work on Paper Fair, fiera internazionale dedicata alle opere d’arte su carta è stata posticipata dal 27 al 29 novembre 2020 (preview: giovedì 26 novembre).La manifestazione si terrà sempre nei padiglioni del Centro Esposizioni di Lugano. La scelta di rinviare la manifestazione fieristica – inizialmente prevista dal 18 al 20 settembre – nasce dall’esigenza di tutelare al meglio la salute di visitatori, espositori, collezionisti e cittadini, in relazione all’evolversi della diffusione del Covid-19. “Stiamo facendo tutto lo sforzo possibile – ha dichiarato Alberto Rusconi, presidente di WopArt – per trovare la migliore soluzione nel difendere la manifestazione e consolidare WopArt che ormai ha assunto il ruolo di fiera, dedicata alle opere su carta, più importante al mondo. La nostra priorità è garantire la salute e la migliore condizione possibile ai nostri espositori, visitatori e collezionisti”. “Settembre – ha aggiunto Paolo Manazza, Global Director di WopArt – sarà sicuramente un mese caratterizzato da una cospicua, e forse eccessiva, presenza di appuntamenti ed eventi espositivi e fieristici. Per questo motivo siamo mossi dalla volontà di offrire, quanto più possibile, l’opportunità ai nostri espositori e collezionisti di operare nella massima tranquillità”. Da ormai più di un mese l’ente organizzatore, in accordo con il Comitato Scientifico, il gruppo BolognaFiere Spa e la città di Lugano stanno lavorando intensamente, insieme a tutti gli stakeholder, per permettere una riprogrammazione degli eventi e garantire a 360° la qualità della manifestazione, che negli ultimi anni è stata capace di consolidare il suo percorso di ricerca insieme a una crescita inaspettata e molto significativa. Gli organizzatori della fiera svizzera sono certi che dopo questa terribile esperienza che si sta ancora vivendo, un nuovo e più consapevole amore per l’arte, anche come forma d’investimento alternativo, contribuirà a sviluppare ulteriormente e accrescere il mercato di riferimento e il numero di collezionisti e appassionati. 

  • Lucca Art Fair 2020

    A causa della situazione sanitaria mondiale, la direzione di Lucca Art Fair, in accordo con le istituzioni di riferimento, ha deciso di posticipare le date della fiera di arte moderna e contemporanea al 27, 28 e 29 novembre 2020, mantenendo la sede del Real Collegio di Lucca.Questo spostamento è un atto dovuto per tutelare gli espositori, i collezionisti e i visitatori della fiera. In questi giorni, comunque, lo staff di Lucca Art Fair non si ferma: stiamo infatti lavorando attraverso smart working per preparare una fiera di alto livello, realizzata con l’entusiasmo e la passione di sempre.

  • ROBOT. The human project

    Dai primi congegni meccanici dell’antica Grecia alle nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale, l’uomo è sempre stato attratto dall’idea di creare un proprio simile artificiale. Il percorso espositivo racconta la relazione tra l’essere umano e il suo doppio, svelando al pubblico i risultati finora raggiunti, gli straordinari sviluppi tecnologici e le frontiere della robotica e della bionica contemporanea. Il progetto espositivo, realizzato in collaborazione con i principali istituti di ricerca come l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’IIT di Genova, intende offrire una chiave di lettura per il futuro, con un approccio immersivo dal respiro tecnico-scientifico, antropologico e artistico che svela come l’interazione tra uomo e macchina sia sempre più reale.Dopo aver presentato gli antenati dei robot, antichi capolavori della tecnica, l’esposizione dà spazio alla robotica moderna applicata alle neuroscienze, ossia la bionica, per poi soffermarsi sui “Cobot” presenti in mostra, robot che sanno riconoscere e trasmettere emozioni, connotati da una grande utilità e accettabilità sociale.L’impressionante avanzamento tecnologico in questi campi, le prospettive aperte e tutte le possibili implicazioni portano con sé anche interrogativi etici, sociali e culturali di primaria importanza, su cui è fondamentale una riflessione.

  • Navin Rawanchaikul. Ciao da Roma

    Un imponente olio su tela tra Bollywood e la periferia romana, diaspora e integrazione culturale. Un imponente olio su tela che rielabora lo stile dei poster dell’industria cinematografica indiana ma che invece immortala la comunità di migranti dell’Asia meridionale nella loro vita quotidiana a Roma e dintorni.È il lavoro di Navin Rawanchaikul, Ciao da Roma, un’opera che parla di diaspora ma anche di integrazione e sfide culturali, attraverso le tante storie raccolte dall’artista durante il suo soggiorno a Roma e nel Lazio nel 2018. L’opera entrerà a far parte della Collezione del MAXXI.

  • UNA STORIA PER IL FUTURO. DIECI ANNI DI MAXXI

    Un appassionato lavoro di ricerca, riflessione e dibattito sul primo decennio del XXI secolo, attraverso il punto di vita del MAXXI. Nel 2020 il MAXXI festeggia i suoi primi 10 anni: un’occasione per riflettere sull’identità del museo, ripercorrere il cammino fatto e impostare il futuro. La mostra, che esplora 5 grandi temi, nasce da un appassionato lavoro di ricerca, riflessione e dibattito, e posa lo sguardo sul primo decennio del XXI secolo attraverso il punto di vista del MAXXI e degli artisti che lo hanno animato e trasformato. Non vuole essere un riassunto autoreferenziale delle mostre del museo,  ma una loro rilettura “immateriale” in una prospettiva che ponga le basi di una storia per il futuro.In una lettura tematica e cronologica, sono presentate  migliaia di immagini, video, suoni e parole, installazioni multimediali. L’allestimento curato dallo studio olandese Inside-Outside di Petra Blaisse, riconosciuto per il contributo innovativo nella progettazione di mostre e dell’architettura del paesaggio, crea un ambiente coinvolgente incentrato sull’esperienza multisensoriale. Una storia orale del percorso del MAXXI attraverso la presentazione delle parole degli artisti, curatori e dello staff del museo.

  • Arturo Delle Donne. Tribes – The last breath on earth

    I corpi sono come le tele degli artisti. Accolgono forme e colori. Poi si mostrano e parlano. Il loro è un linguaggio forte e antico. Attraverso i disegni sulla pelle gli uomini si sono passati per millenni preziose informazioni: l’appartenenza a una tribù, il rango sociale, la volontà di attaccare il nemico, l’imminenza di un “matrimonio” o di un’iniziazione, un sentimento profondo come il lutto o semplicemente la propria diversità.Il progresso, che spesso cancella la civiltà, sta cancellando dal pianeta, insieme a tante lingue e metodi espressivi, questa nobile forma di linguaggio. I popoli che parlano col corpo si estinguono per volontà politiche precise.Il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma da tempo è impegnato a salvare le culture nate prima della tecnologia, cresciute nell’isolamento, mai contaminate e ora violentate e disperse. Il matrimonio con il fotografo Arturo Delle Donne, –  “Io amo indagare la diversità culturale, una diversità che lentamente e silenziosamente scompare” – ci dice –, era inevitabile. Così è nata la mostra “TRIBES, The last breath on earth” che si terrà a Parma, nella sede del museo dei missionari saveriani, dal 20 novembre al 13 dicembre 2020.L’artista recupera da Papua Nuova Guinea, Amazzonia, Australia, Etiopia, Perù, Burkina Fasu, Nuova Caledonia, riproducendoli con scrupolo e precisione sui volti di studenti, operai, giovani laureati, gente presa a prestito dalla quotidianità di massa occidentale, potenti stilemi tribali. “In questo progetto – spiega – ho utilizzato un tipico stile fashion della fotografia per sottolineare l’analogia che c’è tra il vestirsi per il mondo occidentale ed il truccarsi per le popolazioni indigene”. “Non è un caso – racconta Padre Alfredo Turco, direttore del Museo d’Arte Cinese ed Etnografico – che le immagini di Delle Donne, saranno esposte in uno spazio contiguo alla mostra in corso ‘Mode nel mondo’, oltre che nel nostro spazio dedicato alla collezione permanente, a testimonianza della nostra centenaria missione volta a custodire e valorizzare le culture extraeuropee”.“È significativo – suggerisce Chiara Allegri, vice direttrice del Museo e curatrice della mostra – che nel momento in cui i corpi delle tribù vengono ridotti al silenzio, nel nostro mondo l’Uomo vada riscoprendo il linguaggio del corpo come strumento per comunicare con gli altri. Quasi un macabro paradosso. Mentre i popoli che da secoli praticano la pittura corporale, l’inserimento del disco labiale, body piercing e body modification si stanno estinguendo, nella società occidentale queste antiche pratiche vengono scoperte e fatte proprie senza conservarne o rispettarne le origini. Tatuaggi e piercing sono gli eredi di ‘parole antiche’. Le parole dipinte”.Arturo Delle DonneLaureato in biologia e Ph.D. in ecologia, artista, fotografo professionista, direttore della fotografia, regista, inizia la sua attività professionale con il reportage pubblicando diversi servizi su riviste specializzate come Gente Viaggi, Mondo Sommerso ed Aqva, alcune sue foto sono state pubblicate da Whitestar/National Geographic specializzandosi poi in fotografia di moda. È docente a contratto di fotografia presso l’Università di Parma e consulente per la divulgazione scientifica per la fondazione Reggio Children.Ha al suo attivo una ventina di mostre personali nazionali ed internazionali e diverse campagne pubblicitarie.Ha pubblicato una decina di libri di fotografia e nel 2019 vince a Taormina il TaoAward per la fotografia di moda.Dal 2005, in collaborazione con la Solares Fondazione delle Arti di Parma, ha iniziato un progetto fotografico “Closer Portraits” con più di 80 ritratti di personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura tra cui Wim Wenders, Mario Monicelli, Ernest Borgnine, Bernardo Bertolucci, Daniel Pennac, Michelangelo Pistoletto, Hanna Schygulla, Edoardo Galeano, Gerard Depardieu, Emir Kusturica, James Ivory, Peter Greenaway e tanti altri.Nel 2009 partecipa ad una spedizione imbarcandosi da Southampton sulla nave RRS Discovery per un reportage sulle ricerche in campo climatico con la Environmental Ocean Team.Nel 2016 collabora per le riprese del documentario “Pope Francis – A MAN OF HIS WORD”, con la regia di Wim Wenders. Grazie a questa collaborazione nell’ottobre del 2017 ha filmato le operazioni di soccorso dei migranti a bordo della Nave CP941 “Diciotti” della Guardia Costiera. 

  • Giovan Francesco Caroto (1480 ca-1555 ca). L’arte a Verona tra Mantegna e la Bella Maniera

    I Musei Civici di Verona annunciano, per l’autunno del 2020, la prima retrospettiva di Giovanni Caroto. Artista eclettico, con un linguaggio pittorico in continuo adattamento agli stili e alle novità del suo tempo, Caroto mantenne sempre un profondo legame con Verona, sua città di riferimento.Qui la sua famiglia, di origine emiliana, aveva avviato una florida spezieria, che impegnò lo stesso Giovanni sino a quando non venne totalmente attratto dalla pittura. In quest’arte raggiunse velocemente livelli tali che alcune sue opere vennero commercializzate con il nome del maestro della bottega di cui era allievo.Da Verona, tuttavia, si allontanò spesso, partendo per soggiorni a Mantova, Milano e nel Monferrato, richiamato nei diversi luoghi da importanti committenti, ma anche dalla necessità di misurarsi con quanto di nuovo si produceva nei diversi poli dell’arte.Tra i suoi lavori più conosciuti la pittura ad olio “Ritratto di giovane fanciullo con disegno”, eseguita attorno al 1521-1523 secondo, che rappresenta oggi una delle più originali pitture dell’intera storia dell’arte rinascimentale.Nel dipingere il ritratto del ragazzo, Caroto si espresse con assoluto realismo. Il giovane, dall’espressione allegra e divertita, mostra orgoglioso il suo “capolavoro”: un disegno abbozzato di figura umana, che risulta poco più di uno scarabocchio. Una piccola creazione di cui, tuttavia, il giovane “artista” va decisamente fiero e, nell’esibirlo, sollecita con un sorriso furbo, il consenso di chi lo osserva.Non a torto questo dipinto viene considerato un “unicum” nella pittura italiana del Cinquecento. Quello che Caroto vuole rappresentare, infatti, è un ragazzo vero, straboccante di vitalità, una “birba matricolata”, che si propone come divertito complice di chi lo sta osservando. L’artista lo traspone con evidente simpatia, tanto che è lecito ipotizzare che il ragazzino dai capelli color carota fosse un suo nipote.Un altro piccolo ritratto, quello di un giovane monaco benedettino, conferma in modo stupefacente l’abilità di ritrattista di Caroto. Tutto in quest’opera riporta al vero aspetto del giovanissimo monaco, poco più che adolescente. E in questa assoluta attenzione al dettaglio e alla veridicità dei soggetti rappresentati, che emerge anche una lettura psicologica, non meno attenta, del personaggio.La necessità di Caroto di raccontare la realtà anziché l’ideale, gli costò, a Milano, una sconfitta che lo stesso Vasari tramanda nelle sue “Vite”. La contesa era tra lui e un artista fiammingo in auge in quel momento nel Ducato lombardo. I due si confrontarono pubblicamente sul tema del ritratto. Vasari ricorda che il veronese perse. Ma non certo per la minore maestri nel dipingere, ma perché il suo ritratto proponeva un personaggio che non era giovane e bello come quello dipinto dal suo avversario.Giovan Francesco Caroto non fu solo una abilissimo ritrattista. Questo artista attento al nuovo e capace di superasi costantemente, ricevette infatti un gran numero di commissioni, sia in ambito veronese e veneto, sia in territorio lombardo che piemontese. Tanto che sue opere – pale d’altare, grandi oli, affreschi, disegni – sono presenti oggi in musei europei e nordamericani, da dove, alcune, torneranno a Verona per questa mostra.“Caroto – anticipa Francesca Rossi, Direttore dei Musei veronesi e curatore della mostra insieme a Gianni Peretti, Paolo Plebani, Edoardo Rossetti – esercita con disinvoltura la pittura, la miniatura, il disegno naturalistico, la medaglistica, la statuaria. Nella pittura profana e soprattutto devozionale, pubblica e privata (pale d’altare, Madonne con il bambino), dimostra una particolare bravura nella realizzazione di figure di dimensioni minute e un originale talento nell’arte del ritratto e nella pittura di paesaggio. L’esposizione intende esplorare tutti questi aspetti”.

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