Gillian Lawler This Entropic Order

Inaugurazione martedì 30 ottobre ore 18:00-21:00
La seconda dei tre artisti irlandesi del progetto espositivo “Painting through its poetical emotions”, Gillian Lawler, presenta un sostanzioso nucleo di nuovi lavori dove l’idea di luogo, ordine, trasferimento e trasformazione attraverso diversi stati dell’essere si infonde in ogni suo dipinto. Il lavoro incorpora la piattaforma come un’entità a volte messa a terra, in movimento, sospesa, legata, in bilico e altre volte estranea al paesaggio circostante. I ricorrenti motivi a scacchiera accentuano una anti-prospettiva definita ma distorta, che qui aggiunge un senso di disagio surreale e onirico, dove ciò che sembra essere stato pianificato secondo una logica prospettica viene trattenuto e sovvertito.
Le sue precedenti esposizioni dal titolo eminent domain, basate sulla città mineraria abbandonata di Centralia in Pennsylvania, USA, hanno spesso fatto riferimento alla realtà di un paesaggio desolato e al trasferimento forzato dei suoi abitanti in un quartiere vicino. Strutture sospese, radicate e in bilico invocano questi abitanti spettrali, in confronto con lo spettatore e la terra desolata, suggerendo un futuro o un passato vasto e fragile. Queste ipotetiche strutture architettoniche agiscono come sentinelle, osservando a distanza, viaggiando forse in un altro luogo, a volte apparendo o scomparendo camuffate da elaborati schemi.
«In This Entropic Order questo tipo di sospensione fisica si tramuta in una sorta di sospensione spirituale, astratta e metafisica. Nei quadri della Lawler tutto è bloccato, immobilizzato, come nella più perfetta idea di still-life. Ed è proprio su questa categoria temporale posta sulla soglia della vita e della morte, in quell’istante di eterno presente, in un luogo idealizzato dalla mente dell’artista, su cui si sofferma la figurazione. L’artista sfida i limiti della prospettiva con una molteplicità di piani e con l’articolazione delle ombre attraverso una minuzia esecutiva che ci introduce fra le componenti di uno spazio astratto costruito geometricamente e in cui il tempo è infinito».
Valeria Ceregini
Con il sostegno di: Culture Ireland
Si ringraziano: Ambasciata d’Irlanda, Istituto Italiano di Cultura Dublino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *